Quando la protezione ferisce: comprendere la separazione forzata e il senso di coerenza familiare.
In ogni famiglia esiste un principio fondamentale, profondamente inscritto nella nostra biologia e nella nostra storia evolutiva: l’istinto di protezione dei piccoli.
È ciò che in psicologia dello sviluppo viene talvolta definito “senso di coerenza biologica”: l’idea che un bambino stia al sicuro con chi lo ama, lo accudisce e rappresenta per lui la continuità emotiva.
Quando questa coerenza viene spezzata, il sistema psicologico del bambino — e dell’intero nucleo familiare — entra in sofferenza.
In questo articolo esploriamo cosa accade quando una separazione forzata interviene in assenza di pericolo reale, perché può diventare un evento traumatico e quali strumenti psicologici abbiamo per comprendere meglio il ruolo della famiglia, delle comunità educative, dell’istruzione parentale e degli stili di vita non convenzionali.
La base sicura: ciò di cui ogni bambino ha bisogno
John Bowlby, fondatore della teoria dell’attaccamento, ha sottolineato che i bambini si sviluppano meglio quando hanno una figura stabile e responsiva da cui dipendere.
Mary Ainsworth, con i suoi studi sulla Strange Situation, confermò che la qualità del legame affettivo influisce su tutta la vita emotiva futura. Il messaggio è chiaro: la protezione e la continuità delle figure di cura non sono un optional, ma la base biologica dello sviluppo umano.
Quando un bambino vive separazioni non necessarie o troppo brusche:
- sale il cortisolo (ormone dello stress),
- aumenta la disorganizzazione emotiva,
- il senso di sicurezza interna si incrina,
- compaiono regressioni, paure, insonnia o somatizzazioni,
- conseguenze a lungo termine.
René Spitz, già negli anni ’40, osservò nei bambini separati prematuramente dalle madri un fenomeno chiamato “depressione anaclitica”: perdita di vitalità, pianto inconsolabile, regressioni motorie. Studi successivi hanno confermato quei risultati con metodologie più moderne. Non serve arrivare a livelli estremi: anche una separazione temporanea, se non compresa o non necessaria, può rappresentare una ferita.
Il trauma della separazione forzata
La psicologia dello sviluppo è unanime: la separazione non necessaria è uno dei fattori di rischio emotivo più documentati. Non importa che la famiglia viva in città, in campagna o secondo uno stile non convenzionale.
Quello che conta è:
- la qualità del legame,
- la responsività dei genitori,
- la stabilità affettiva,
- la presenza di cure adeguate.
Quando un bambino viene allontanato in assenza di violenza, maltrattamento o reale pericolo, il suo cervello interpreta il cambiamento come: “perdita della base sicura”.
E la base sicura è ciò su cui si costruisce:
- lo sviluppo cognitivo,
- la fiducia negli altri,
- la regolazione emotiva,
- il senso di sé.
Da qui la potenza traumatica.
Comunità educative: importanti, ma non equivalenti alla famiglia
Le comunità educative possono svolgere un ruolo fondamentale nei casi di reale pericolo, offrendo:
- protezione,
- struttura,
- un supporto transitorio.
Tuttavia, decenni di ricerca dimostrano che nessuna struttura può riprodurre ciò che accade nel legame primario.
Studi meta-analitici recenti (come quelli di van IJzendoorn) evidenziano che i bambini cresciuti o ospitati a lungo in contesti istituzionali spesso subiscono una grave deprivazione e motiva e relazionale e hanno un rischio più alto di:
- difficoltà relazionali,
- attaccamento insicuro,
- ansia,
- comportamenti di evitamento,
- sfide nel regolare le emozioni.
- Conseguenze a lungo termine
Le comunità sono utili, ma non sostitutive. E questo è un punto che, nel dibattito pubblico, viene spesso sottovalutato.
Stili di vita alternativi: non sono indicatori di rischio
Famiglie che vivono in campagna, in natura, in ecovillaggi, in case non convenzionali o con stili di vita minimalisti sono molto più numerose di quanto si pensi. In molti paesi anglosassoni, lo stile di vita off-grid è considerato:
- una scelta ecologica,
- un atto di autonomia,
- un ritorno alla sostenibilità,
- un contesto educativo ricco di stimoli sensoriali e relazionali.
La psicologia dello sviluppo non associa nessuno di questi elementi a rischio psicologico, se:
- il bambino è accudito,
- nutrito,
- protetto,
- inserito in un contesto affettivo stabile.
La variabile determinante non è la casa, ma la relazione.
Istruzione parentale: cosa dice la psicologia
L’educazione parentale (homeschooling) è:
- legale,
- diffusa,
- ampiamente studiata.
Le ricerche internazionali recenti (Ray; Murphy) mostrano che i bambini educati a casa:
- hanno esiti accademici pari o superiori ai coetanei,
- sviluppano competenze sociali adeguate,
- beneficiano di ritmi più personalizzati,
- mostrano livelli di soddisfazione educativa più alti.
L’idea che l’istruzione parentale generi automaticamente isolamento sociale non trova conferme scientifiche.
Come sempre, ciò che conta è la qualità delle relazioni, non il metodo.
Quando il senso di coerenza si spezza
C’è però un punto ancora più profondo: il senso di coerenza familiare. Ogni bambino — e ogni genitore — vive secondo una narrazione interna che risponde a tre bisogni:
- 1. Significato – “Perché succede questo?”
- 2. Comprensibilità – “Ha senso per me?”
- 3. Gestibilità – “Posso affrontarlo?”
Quando una separazione forzata interrompe senza motivo comprensibile il filo della storia familiare, avviene una frattura:
- il bambino non capisce,
- il genitore non comprende,
- la famiglia non riconosce più il proprio continuum narrativo.
È come se il mondo smettesse di essere coerente. E quando la coerenza si spezza, compare l’angoscia. È in questa zona fragile che possono nascere:
- senso di ingiustizia,
- disorientamento,
- sfiducia nelle istituzioni,
- difficoltà nel ricostruire un’identità sicura.
Aiutare le famiglie a ritrovare questa coerenza è uno dei compiti più profondi della psicologia clinica.
Come può essere d’aiuto uno psicologo
Uno psicologo può sostenere la famiglia in vari modi:
- aiutando i genitori a leggere le emozioni dei figli,
- ricostruendo un senso di sicurezza,
- dando voce al dolore senza giudizio,
- creando uno spazio di elaborazione,
- guidando nuove narrazioni familiari più stabili.
Il lavoro psicologico restituisce comprensibilità, continuità e coerenza là dove c’è stata rottura.
Ogni famiglia è unica. Ogni bambino è un mondo interiore complesso. Ma le basi della psicologia dello sviluppo ci ricordano che protezione, continuità e attaccamento sono i pilastri dello sviluppo emotivo. La tutela è fondamentale — quando serve. Ma quando interviene senza motivo reale, rischia di diventare una ferita.
Comprendere questi meccanismi ci permette di guardare la famiglia con rispetto, delicatezza e profondità. E di restituire ai bambini la cosa più preziosa: la coerenza della loro storia emotiva.
Dott.ssa Daniela Gulino
Psicologa Clinica e della Riabilitazione, Ph.D.
