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Le Maschere che Indossiamo: cosa rivelano davvero di noi?

di Daniela Gulino, Ph.D. – Psicologa clinica e simbolista

Nella vita di tutti i giorni crediamo di presentarci agli altri in modo “naturale”, spontaneo.
In realtà, ognuno di noi indossa una maschera. Non è un atto di falsità: è un gesto antico, un adattamento psicologico nato per proteggerci. Le maschere sono strategie. Sono armature emotive create in momenti in cui non avevamo altre risorse per affrontare ciò che stavamo vivendo.Il problema non è indossarle. Il problema nasce quando iniziano a stringere, a limitarci, a impedirci di essere davvero noi stessi.

Quali sono le 7 maschere psicologiche più comuni? Riconosciamo la tua per capire cosa c’è dietro.

La Maschera della Forza

"Va tutto bene, posso farcela da solo."

Chi indossa questa maschera è abituato a non pesare sugli altri.
Si mostra forte, stabile, invincibile. Ma il corpo racconta un'altra storia:
stanchezza, tensione, notti interrotte. Essere “forti” diventa un obbligo, non una libertà. Dietro c’è spesso una ferita di non-curanza, o la paura di essere un peso.

La Maschera del Controllo

"Se controllo tutto, niente mi farà male."

È la difesa di chi ha vissuto esperienze dove il caos ha lasciato segni profondi. L’iper-vigilanza diventa una compagna costante. Ma il bisogno di controllo nasce sempre da una perdita non elaborata. E controllare tutto non ci protegge dal dolore: ce lo rimanda addosso.

La Maschera dell’Iper-Indipendenza

"Non ho bisogno di nessuno."

Una volta era protezione. Ora è distanza emotiva. Quando l’autonomia diventa muro, la solitudine smette di essere scelta e diventa condizione. Dietro questa maschera vive quasi sempre un fallimento relazionale del passato: l’amore come rischio, mai come casa.

La Maschera del Compiacere

"L’importante è che gli altri stiano bene."

Il sorriso è perfetto. L’interno, no. Questa maschera nasce dall’illusione che essere amati significhi non disturbare, essere sempre disponibili, essere “bravi”. Ma il prezzo è altissimo: tu scompari.

La Maschera dell’Ironia

La battuta come scudo. L’umorismo come modo elegante per dire “sto male”. Chi soffre spesso è il più brillante nella stanza. Ma dietro la risata vive un buio che nessuno vede.

La Maschera della Razionalità

"Se capisco, non sentirò."

L’analisi diventa rifugio. La mente è una fortezza. Il corpo, un territorio da cui fuggire. Ma non si guarisce con la logica. Il dolore chiede di essere sentito, non solo spiegato.

La Maschera dell’Invisibilità

"Meglio non disturbare."

È la maschera dei figli del silenzio. Chi non ha avuto spazio, oggi non lo chiede. La paura è sempre la stessa: pesare, disturbare, essere “troppo”. Così si diventa trasparenti anche a se stessi.

Non devi togliere la maschera. Devi ascoltarla.

Le maschere non sono difetti. Sono risposte adattive. Sono storie. Il vero lavoro psicologico non è “smascherarti”, ma aiutarti a capire:

  • da dove nasce la tua maschera
  • cosa protegge
  • quando ha iniziato a farti male
  • e come liberarti, gradualmente, senza crolli
  • È un processo di cura, non di demolizione. Se senti che qualcosa dentro di te sta “stringendo” non devi farcela da solo/a. Io ci sono.

Dott.ssa Daniela Gulino

Psicologa Clinica e della Riabilitazione, Ph.D.