Mangiare non significa soltanto nutrirsi.

di Daniela Gulino, Ph.D. – Psicologa clinica e simbolista
Il rapporto con il cibo è profondamente legato alle emozioni, al modo in cui viviamo noi stessi e al nostro equilibrio psicologico: ansia, stress, vuoto emotivo, solitudine o bisogno di controllo possono influenzare il comportamento alimentare molto più di quanto si pensi. Accanto ai disturbi alimentari più conosciuti, come ano- ressia e bulimia, oggi si osservano sempre più frequen- temente forme di disagio legate al rapporto con il cibo che possono assumere caratteristiche diverse e talvolta più difficili da riconoscere anche perché socialmente normalizzate.

Binge eating disorder

Si tratta di un disturbo caratterizzato da abbuffate ricor- renti, vissute con senso di colpa, perdita di controllo e vergogna. In molti casi, il cibo diventa una forma di com- pensazione emotiva: si mangia non per fame fisica, ma per alleviare tensione, tristezza, frustrazione o senso di vuoto. Il sollievo, però, è spesso solo temporaneo e viene poi seguito da malessere e autosvalutazione.

Ortoressia

Si tratta di un’ossessione per il mangiare “sano”, che può trasformarsi in un controllo rigido e totalizzante dell’a- limentazione. Dietro a quella che inizialmente potrebbe apparire come una semplice attenzione al benessere, talvolta si nascondono però ansia, perfezionismo, bisogno di controllo e paura dell’imperfezione. In una società che spinge continuamente verso standard elevati di perfor- mance e immagine, il cibo rischia di diventare un terreno su cui misurare il proprio valore personale.

La paura ossessiva di essere avvelenati o contaminati attraverso il cibo

In questi casi, l’alimentazione può caricarsi di timori e significati profondi, fino a generare evitamenti, rituali e forte disagio nella vita quotidiana. Anche qui il cibo non rappresenta soltanto nutrimento, ma diventa il simbolo di una difficoltà emotiva più ampia legata alla paura, alla sfiducia o alla perdita di controllo.

Il corpo e la mente non sono separati

Le emozioni influenzano il sistema nervoso, il sonno, l’ap- petito e persino il modo in cui percepiamo il nostro corpo. Per questo i disturbi alimentari non riguardano soltanto il cibo o il peso corporeo, ma parlano di sofferenze interiori più profonde: bisogno di approvazione, bassa autostima, senso di inadeguatezza, difficoltà relazionali o emotive.

Il sintomo

Sappiamo che il sintomo non è soltanto qualcosa da eli- minare, ma anche un messaggio da comprendere: la psi- che trova spesso modi indiretti per esprimere ciò che non riesce a dire apertamente. Dietro alcuni comportamenti alimentari può esserci una richiesta di ascolto, di cura o di equilibrio emotivo. Per questo è importante non fermarsi soltanto al sintomo esteriore, ma cercare di comprendere anche ciò che la persona sta vivendo interiormente.
Parlare di questi temi aiuta a ridurre vergogna e solitudine. Quando il rapporto con il cibo diventa fonte di sofferenza o invade la quotidianità, chie- dere supporto psicologico può rappresentare un passo importante verso una maggiore consapevo- lezza e un rapporto più sano con se stessi, con il proprio corpo e con le proprie emozioni.

Farmacia Fiducia, giugno 2026